mercoledì 17 dicembre 2008

Mi sono scoperto molto Pirandelliano



Cosi è (se vi pare)

<<Io sono realmente come mi vede lei. — Ma ciò non toglie, cara signora mia, che io non sia anche realmente come mi vede suo marito, mia sorella, mia nipote e la signora qua — … Vi vedo affannati a cercar di sapere chi sono gli altri e le cose come sono, quasi che gli altri e le cose per se stessi fossero così o così>>

Questo è il discorso che il sig. Lamberto Laudisi (nell'opera teatrale di Pirandello) ai suoi conoscenti: tutti riuniti ad una festa si affannano, chiaccherando tra di loro, per capire le vicende (a loro strane) di una famiglia appena arrivata nel paese. Tutti esprimono la necessità di sapere come stanno le cose (una madre tenuta lontana dalla figlia dal marito della giovane). La curiosità coinvolge i presenti quasi all'unanimità che sostengono l'esistenza di una verità assoluta. L'unico a pensarla diversamente è il sig. Laudisi che sostiene l'opposto: non può esistere una verità bensi tanti punti di vista soggettivi.

L'opera è incentrata su un tema molto caro a Pirandello: l'inconoscibilità del reale, di cui ognuno può dare una propria interpretazione che non può coincidere con quella degli altri. Si genera così un relativismo delle forme, delle convenzioni e dell'esteriorità, un'impossibilità a conoscere la verità assoluta che è ben rappresentata dal personaggio Laudisi e dalla frase "io sono colei che mi si crede" ripetuta dalla donna misteriosa.

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